Cogitore

Clement Cogitore è un giovane artista e cineasta francese, riconosciuto come una promettente e interessante figura nel panorama dell’arte contemporanea. Ha ricevuto diversi premi e organizzato molte mostre tra Parigi, Berlino, Pechino, Seoul, New York, Shangai e ha deciso, per la prima volta in Italia, di aggiungere Roma e in seguito, a giugno Napoli, al suo percorso espositivo.

Nel visitare l’esposizione, all’interno di un grande padiglione, saltano agli occhi due cose: l’ambiente buio e la presenza di schermi sospesi che proiettano video. Lungo il muro si aprono tre sale dove vengono proiettati, sempre al buio, documentari di varia lunghezza.

La memoria torna alla mostra di Bill Viola, videoartista di fama internazionale visitata pochi giorni fa: sale buie illuminate solamente dagli schermi che proiettano i video creati dall’artista. Le scenografie, l’allestimento e i mezzi delle due esposizioni sono molto simili.

Nessuna valutazione comparativa: Viola è un “ragazzo” degli anni cinquanta che vive in America e Cogitore è un ragazzo degli anni ottanta e vive in Europa. La ricerca e le opere dei due artisti sono profondamente radicate, ciascuna nel proprio tempo, e il messaggio non può che essere diverso. Ma può essere interessante ricercare le radici di entrambi con una visita approfondita alle esposizioni.

Cogitore
Tahrir

E’ giusto pensare che il mezzo elettronico, il video, la fotografia continuino a sollecitare artisti e cineasti a superare le frontiere tra l’immagine e l’arte contemporanea per mettere in scena installazioni complesse e innovative attraverso le quali indagare l’essere umano e il rapporto con la realtà.

Clement Cogitore nella sua ricerca e pratica mescola la cinematografia, il video e la fotografia, tutti veicoli di una riflessione sui temi comuni di ogni società: la religione e il senso del sacro, la ritualità, la memoria collettiva. I primi due temi, soprattutto, sono centrali nel lavoro di Cogitore, il sacro è un sentimento ancestrale e riguarda il mistero della vita al quale non si può dare risposte e l’artista ne offre una rappresentazione poetica che fonde spiritualità ed elementi di vita quotidiana. Altro tema è la notte protagonista dei racconti e che rappresenta l’ignoto, l’irrazionale, le tenebre e l’aurora boreale. La notte è metafora di ciò che non è immediatamente visibile e che lo spettatore, nel suo immaginario, può liberamente interpretare.

C’è una costante dialettica tra ombra e luce, giorno e notte, bene e male, mortalità e immortalità. L’essere umano è al centro della sua poetica collegato ad archetipi e modelli con un forte valore simbolico. Tutti questi temi si esprimono in forme narrative che si muovono tra documentario e finzione in una specie di teatro della realtà.

Cogitore
Memento mori

Per entrare nel vivo della sua esposizione Notturni, in alcuni video di diversa lunghezza, opere che hanno quasi un respiro teatrale, sembra che le immagini evadano dalla loro cornice per costruirsi un percorso con codici diversi. Le sue opere mettono in discussione l’immediatezza della immagine e la sua funzione di mero strumento di riproduzione della realtà.

In Tahrir, per esempio, Cogitore riutilizza un filmato televisivo che riprende le manifestazioni di protesta al Cairo contro Mubarak nel 2011 e attraverso un montaggio stroboscopico dona alle immagini una realtà diversa per esplorare il rapporto tra esse e la mente umana. Mentre in Elegies c’è un pubblico che assiste ad un concerto su un palco fuori campo, ma si vedono centinaia di schermi luminosi di cellulari che ritraggono in modo indiretto l’immagine del palcoscenico e del concerto. E’ un mondo di lucciole, quasi sovrannaturale, in questo rituale collettivo a metà tra messa digitale e meta-realtà. Si avverte una energia collettiva che si trasmette in modo positivo.

The Resonant Interval trae spunto da leggende e superstizioni dei popoli che vivono al circolo polare artico a proposito della percezione dei presunti suoni emessi dalla aurora boreale e della comparsa di un oggetto misterioso e luminoso in Alaska. Cogitore filma uno spettacolo magico e sovrannaturale, quasi un affresco astratto, e in questa atmosfera evocativa e primordiale la comunione tra uomo e natura è totale. Anche qui emerge il sacro, tra lirismo ed enigma, percezione fisica e metafisica, mentre l’artista esplora la frontiera tra vivi e morti, visibile e invisibile offrendo una visione ultraterrena di questa magica aurora boreale.

Cogitore
Elegie

In mostra anche l’opera che ha reso celebre Cogitore presso il grande pubblico con il video Les Indes Galantes commissionatogli dall’Opera di Parigi che ha invitato artisti contemporanei a reinterpretare musiche e danze del repertorio operistico. Le musiche sono quelle di Jean-Philippe Rameau che compose l’opera omonima nel 1735 che narra una serie di vicende sentimentali ambientate in Turchia, Persia, America, Perù, ovvero nelle “Indie” come venivano chiamati all’epoca i territori extra-europei. Il filo conduttore è l’esotismo e l’interesse per i popoli nativi secondo il mito del “buon selvaggio”.

Cogitore adatta un brano dell’opera di Rameau, invitando ballerini di Krump – una specie di danza “urbana” nera nata come forma di protesta presso la comunità afroamericana di Los Angeles negli anni Novanta – a creare una messa in scena contemporanea, rivisitando la danza del Gran Calumet della Pace ballata dagli amerindi della Louisiana. Tra le danze tribali portate a Parigi nel XVIII secolo e il Krump si crea un interessante corto circuito tra mondi e culture apparentemente lontani.

Cogitore
Les Indes Galantes

Il video di Cogitore è straordinario. Lo spettatore – trasportato da ritmi, percussioni, musica, canto e immagini – entra nello scontro tra i diversi gruppi di ballerini che in una bellissima pantomima si sfidano a ritmo di danza. La coreografia sprigiona energia e tensione sublimando la violenza mentre la musica barocca avvolge i ballerini creando una visione piena di grazia e di potenza. Eccezionale il risultato tra la dinamica del montaggio e la finezza del mixaggio e le riprese girate sul palcoscenico dell’Opera Bastille. Si entra quasi in contatto con i ballerini e se ne percepisce la personalità incontrando i loro occhi ed espressioni. Si resta incantati e sedotti.

La Mostra NOTTURNI, curata da Maria Laura Cavaliere, è promossa da Roma Culture e dalla Azienda Speciale Palaexpo con la collaborazione della Accademia di Francia a Roma – Villa Medici – dove Cogitore è stato borsista nel 2012/2013 – e dell’Institut Francais di Parigi. La Mostra resterà aperta al Mattatoio, Padiglione 9a, Roma, fino al prossimo 29 maggio.

Photo: Courtesy Chantal Crousel Consulting e Galerie Reinhard Hauff

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