Eclipsis

ECLIPSIS: TRE ARTISTI IN MOSTRA A BOLOGNA FINO AL 4 GENNAIO

Prosegue l’impegno di Bologna e delle sue associazioni che hanno per oggetto la promozione dell’arte, e da queste sinergie nasce Eclipsis.

Il progetto è stato creato con l’obiettivo di coniugare l’arte contemporanea e la sostenibilità ambientale attraverso l’opera di ricerca di alcuni artisti contemporanei e l’adozione dei punti 5 e 13, rispettivamente uguaglianza di genere e azione per il clima, estrapolati dai 17 obiettivi di sviluppo sostenibile sanciti dall’ONU,

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Eclipsis, memento per la giornata mondiale per l’eliminazione della violenza sulle donne

Non è casuale la scelta della data di presentazione di questa piccola mostra collettiva di artisti: è infatti preludio alle manifestazioni che si stanno per svolgere in vista della Giornata Mondiale per l’Eliminazione della Violenza sulle Donne, ricorrenza istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1999, ogni anno il 25 novembre.

Il titolo Eclipsis, il cui significato è abbandono, venire meno, decadimento, riguarda il concetto di eclissi come temporaneo oscuramento della ragione, determinato da una violenza che può essere fisica o psicologica, dettata da stereotipi pregressi e consolidati o  da una disattenzione verso il mondo oppure, addirittura, dalla negazione di libertà e diritti.

L’esposizione, organizzata da Artesicura di Reggio Emilia in collaborazione con Campogrande Concept, a cura di Francesca Baboni, si sviluppa lungo i tre piani del foyer del Teatro Arena del Sole e resterà visibile fino al 4 gennaio, mettendo in primo piano le opere di tre artisti dal curriculum nazionale e internazionale: Marco Baldassari, Giulia Maglionico e l’Iraniana Pegah Pasyar..

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il teatro Arena del Sole a Bologna

Tre artisti, dunque, ed ognuno in esposizione racconta la tematica della violenza e dell’abbandono con il suo personale stile e la propria percezione, proponendo opere anche inedite, suddivise in una sorta di piccole retrospettive personali.

In attesa, dunque, del prossimo 25 novembre il visitatore seguirà un ideale fil rouge che intesse le storie e le immagini degli artisti e si avvolge attorno ad un obiettivo di sensibilizzazione per far cessare queste situazioni, attraverso la potenza delle arti figurative, in grado di toccare le corde più intime dell’anima.

Con questa mostra si conclude il ciclo che la stessa Emilia-Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale con Arena del Sole ha dedicato all’Arte per tutto il 2023 grazie alla collaborazione con Daniela Campogrande, anima di Campogrande Concept, una successione di mostre che hanno toccato diverse tematiche e che spesso sono diventate cornici di eventi e talk dedicati.

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Pegah Pasyar., Giulia Maglionico, Marco Baldassari, Daniela Campogrande, Francesca Baboni

Il lavoro di Giulia Maglionico, artista ironica e dissacrante che si muove tra il linguaggio pop e street, propone una nuova rilettura del fenomeno urgente e di grande attualità della violenza sulle donne, mettendo assieme riferimenti della storia dell’arte, la pubblicità, la favola e l’attualità politica. “Monna Lisa Purple Sunrise”, “Frida Kahlo Vogue” presentano una donna martoriata che ha subito violenza.

L’artista reinterpreta in chiave sarcastica e divertita anche il mondo pubblicitario maschilista anni ’50, in cui il concorso del dado classico Star si trasforma in una lotteria per trovare un vero uomo in chiave femminista, mentre il Mastro Lindo in una gomma che magicamente cancella i brutti ricordi dei propri ex.

Non manca il filone toys e cartoon con Barbie e Ken in versione Pink Revolution e la rivisitazione in chiave Pink Power del celebre cartone animato “Tigerman”.
Ma la violenza sulle donne si esprime anche nel razzismo nei confronti dell’aspetto fisico e dell’età, con un’attempata Barbie Life secrets unboxing e una Wonder Woman matura.

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Giulia Maglionico,

Infine, non manca l’attualità politica contemporanea, con un omaggio alla fotografia della celebre bambina afgana di McCurry che diviene una resiliente Cappuccetto Rosso contemporanea vittima del lupo cattivo talebano.

Il progetto di Marco Baldassari e Pegah PasyarCatalizzatore” si rivolge invece alla tematica ambientale, alla mimesi della vita e dell’abbandono, all’eclissi di una modalità di pensiero attivista e propositiva. L’ex fabbrica chimica altamente inquinante ora in degrado, architettura industriale degli anni ’30, viene illuminata dalla presenza dell’intervento pittorico delle miniature dell’artista iraniana, che ripopolano il luogo in rovina con la sua preziosità e raffinatezza.

La natura prende il sopravvento dove avviene l’abbandono da parte dell’uomo e torna ad impossessarsi degli spazi attraverso la fotografia, che documenta il passaggio di transizione e l’avvicendarsi dei fatti.
Due culture che si fondono, Oriente e Occidente, con il tramite della tecnica antica del miniare, che catalizza e fonde assieme uomo e natura e al contempo due mondi differenti.

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Pegah Pasyar. e Marco Baldassari

Durante il corso della mostra si terranno eventi collaterali tra cui un’esperienza di arte partecipata di Pegah Pasyar, “Respiro sottoterra” che farà interagire direttamente il pubblico inserendo piccoli semi e piante nella terra, riflettendo tramite uno specchio il gesto dell’inseminazione come genesi di una nuova libertà dalle imposizioni e dall’oscuramento.

Fondamenta le l’apporto di Campogrande Concept, che cerca di risvegliare e rinvigorire il concetto di mecenatismo in un’epoca dove spesso l’arte è messa in un angolo,  per aver compreso da subito la validità e la forza del progetto, collaborando alla definizione delle linee guida affinché il pubblico bolognese potesse apprezzare la sua importanza e le sue molteplici sfaccettature, da permettere un calendario eventi collaterali dedicato.

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