Gorizia
foto credit: ©Lucio Ulian

Gorizia: gastronomia e architettura austroungarica di una città italiana spesso dimenticata

Le prime ore del mattino offrono una Gorizia ancora assonnata. E’ il mio ritorno in un luogo dove non capitavo da tempo. La bora ha spazzato nuvole e l’umido dei giorni scorsi e il cielo limpido fa sperare in una bella giornata di sole.

Gorizia
Antiche botteghe: photo credit: ©Giulia Crimaldi

Siamo a metà Gennaio e il freddo intenso, assieme allo zampino del covid, alzano il sipario su un luogo deserto riportandomi alla cinematografia ambientata nei Paesi dell’Est del periodo della depressione. Eppure Gorizia, silenziosa, dove l’architettura del periodo Mitteleuropeo si affianca a quella popolare del primo dopoguerra fino a fondersi con quella internazionale del secondo Novecento, ha qualcosa di speciale.

I piccoli negozi del centro devono ancora aprire; alcune botteghe hanno ancora conservato le vecchie saracinesche e gli infissi in legno e anche le esposizioni, nelle vetrine, sono affezionate ad allestimenti e prodotti “vintage”. Molti commercianti, però, si sono convertiti al contemporaneo anche grazie alla spinta che Comune e Regione stanno dando per la riqualificazione di questa storica, ma troppo dimenticata, città della Venezia Giulia.

Gorizia
Caffè Teatro

Affiancate a supermercati incastonati negli edifici più recenti, sono sopravvissuti un paio di negozi di generi alimentari e molti bar: quelli il cui concetto è ancora inteso come “Caffè all’Italiana”: un luogo dove ti senti come a casa, dove tutti sorridono e puoi startene tranquillo a leggerti il giornale. Di carta.

Scelgo il Caffè storico, vicino al teatro comunale e faccio colazione con vista sul crocevia di una città che poco a poco, si anima.

Gorizia è piccola ma alcuni suoi viali imbrogliano, un po’ come Lisbona. Durante la passeggiata per il centro raggiungo il mercato coperto: un affascinante edificio Liberty ricco di prodotti locali; un luogo dove si conferma che per noi italiani, quello di “fare la spesa” è ancora un rito, un momento di svago e di socializzazione. Acquisto la “rosa di Gorizia”, il radicchio dalla caratteristica forma di questo fiore. La rosa di Gorizia è una varietà di radicchio rosso, tipico di questa zona e presidio Slow Food; leggermente amara, si assapora al meglio cruda, spezzata con le mani per evitarne l’ossidazione e accompagnata da patate lesse, fagioli e uova sode.

Radicchio rosso, la rosa di Gorizia Photo credit: ©Lucio Ulian

Devo decidere dove fare una pausa e prendere il secondo caffè: poco distanti l’uno dall’altro, due locali che rappresentano due stili di vita; due nomi importanti della torrefazione triestina convivono: il primo, con il suo piccolo spazio, le sue scatole di confetteria e biscotti mi riporta alla discreta tradizione dell’aristocrazia industriale di inizio secolo; l’altro, più frizzante e affollato, ti inghiotte in un’atmosfera internazionale. Dal primo, esce un attempato distinto signore che dopo aver salutato, inforca la bicicletta che non aveva incatenato; nell’altro, un andirivieni di persone di tutte le età, dei quali molti giovani. Dal primo, si spande nell’aria l’aroma di caffè; dal secondo esce solo rumore.

Gorizia
Photo credit: ©Lucio Ulian

Un po’ più in là, una bottega di “salumi e formaggi”: le persiane mezze abbassate proteggono dal sole l’esposizione di prodotti d’eccezione di tutta l’Italia: “mortadella con tartufo”, “carrè di stufato di maiale dell’Alto Adige”, “Canederli di Merano” e “crauti della Val Venosta”. Passo oltre e cerco, piuttosto, qualcuno che proponga i “capuzi garbi in tecia” o “prosciutto cotto nel pane”.  L’olfatto mi guida verso una minuscola rosticceria che espone un cartello che segnala il superamento dei suoi 40 anni di attività. Non distante, una bottega di tuberi, cereali e granaglie esposti in colorati sacchi di rafia dove il tempo s’è fermato e subito dopo, quasi ironicamente, un piccolo laboratorio artigianale di dolci da dispensa e lievitati gluten-free.

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La trattoria Alla Luna


LA TRATTORIA STORICA: “Qui si mangia goriziano” Alla Luna 🥄 🥄 🥄
A mezzogiorno sono il primo ad entrare per pranzare nella più storica delle trattorie di Gorizia, segnalata, negli anni, nelle edizioni di Slow Food e del Gambero Rosso; propone dal 1876 la tradizione della cucina di questo territorio. Mi accoglie, con sincera cordialità, la signora Celestina e mi affida all’impeccabile servizio di Elena e Roberta.

Accompagno l’amuse-bouche , una polpettina infilzata in uno stecchino, con un calice di Ribolla Noir di Primosic: i caratteri principali della Ribolla si sentono e sono ingentiliti da una bassa percentuale di Pinot Nero; aromatico, con una leggera tannicità che si integra discretamente alla mineralità della Ribolla Gialla. L’ho trovato poco persistente e poco intenso dal punto di vista olfattivo. Va bene come aperitivo e servito bello fresco.

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L’autore dell’articolo con Celestina ed Elena

L’antipasto: tra le varie proposte scelgo una terrinetta di Rosa di Gorizia con noci, pinoli e melograno; questo radicchio DOP è soffice e setoso ed è piacevole l’abbinamento con la frutta secca e la freschezza dei grani del melograno. Assaggio anche dei fiocchi di ricotta vaccina serviti con mele, rucola e songino: abbinamento interessante e la ricotta che, come mi è stato detto, proviene da un caseificio locale, era veramente buona.

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Photo credit: ©Lucio Ulian

Da qui in poi, mi accompagna un pinot nero del giovane e simpatico Francesco Rotolo, figlio d’arte con le aziende di famiglia Mario Schiopetto e Volpe Pasini, che qualche anno fa ha creato la nuova linea Confinis proponendo, tra una selezione dedicata quasi esclusivamente ai bianchi, anche due rossi in purezza. Lo trovo un vino elegante e gentile, equilibrato e profumato.

Il primo piatto: anche in questo caso, mi propongono alcune pietanze interessanti. Decido di assaggiare gli gnocchi ripieni di frutta e l’orzotto preparato con una delle ricette di stagione; i primi, che vengono proposti come piatto del buon ricordo e sono cugini del gnocco di prugne triestino, hanno una buona consistenza ed il ripieno, a base di frutti di bosco, si lega elegantemente con l’impasto di patata. Il burro nocciola, a condimento del piatto, ammorbidisce i sapori rendendo il tutto più succulento e fluido. L’orzotto viene presentato in un barattolo ermetico che potrebbe lasciar intendere che la cottura è stata eseguita in vaso-cottura; una preparazione semplice: l’orzo è cotto al punto giusto e, tra il misto di spezie, spicca, forse troppo, il gusto del coriandolo secco.

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Il secondo piatto: il Goulash alla Goriziana. Quando chiedo quale sia la differenza con quello Mitteleuropeo, (uno spezzatino speziato di origini contadine che si è diffuso in molti paesi grazie ai gulyás, mandriani in ungherese) mi viene risposto, simpaticamente: “zè più bòn!”. La consistenza della carne di manzo, forse dovuta ad un taglio troppo magro, probabilmente sottofesa, è molto solida ma ben masticabile. Dal sugo, ben addensato, spicca l’aroma e il gusto dell’aglio. E’ leggermente piccante e non emerge l’acidità del pomodoro. Viene servito con una polenta gialla, poco rustica e più simile, per la leggera consistenza e lucidità, ad un flan.

🥄* i cucchiai, da 1 a 5, esprimono il mio personale giudizio basato, oltre che sul piatto, sull’atmosfera, sul servizio e sul menú.
La cucina goriziana racchiude la cultura giuliana, friulana e slovena ed una piccola eredità di quella veneziana.

Photo credit: ©Lucio Ulian, ©Giulia Crimaldi

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