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Green, enviromental,ecological marketing: l’arte di angolare le strategie di vendita

Ci risiamo. Arriva l’ennesimo comunicato di un’azienda che prende la strada delle statistiche per pubblicizzare i propri prodotti. Il tot% degli inglesi, dei tedeschi, degli italiani, ha detto si, no, forse o non sa. Il marketing…
Ci risiamo. Arriva l’ennesimo comunicato dell’ennesima Associazione di produttori che punta su studi e ricerche di mercato interne ed esterne, su commissione, per sensibilizzare i consumatori all’utilizzo di qualcosa che fa bene a loro, a noi e all’ambiente.

Attenti!”, ci dicono; tra qualche anno saremo senza acqua, senza piante, senza caldo e senza freddo. Se andremo avanti così dovremo vivere sotto vetro, come i pesci rossi.

Queste forme più evolute e mirate di strategie di vendita, fanno quello che in gergo si chiama Green Marketing, Enviromental Marketing, Ecological Marketing. Hanno lo scopo di ampliare le strategie di marketing tradizionali inquadrandole in una chiave eco-friendly, ovvero di amicizia nei confronti di ciò che è ecologico. Nell’espressione inglese, quel friendly non significa esattamente amicizia ma simpatia. Essere eco-friendly significa simpatizzare per quello che è ecologico. Simpatizzare? Io sono dog-friendly, simpatizzo per i cani ma, per varie ragioni, non riesco a prendermi in casa 2 trovatelli.

Cominciamo col simpatizzare e, col tempo, arriveremo alla presa di coscienza?

Alzi la mano chi non ha mai sentito dire che dovremmo chiudere il rubinetto del lavandino mentre ci spazzoliamo i denti; che dovremmo prendere detersivi non inquinanti; che le cicche delle sigarette non si buttano a terra o, ancor peggio, in mare; che dovremmo spegnere il motore dell’auto al semaforo, e così via. Non vedo alcun braccio alzato.

Alzi la mano chi non segue i suddetti suggerimenti.
Non vedo alcun braccio alzato, ma stavolta le braccia sono rimaste giù per vergogna. Un braccio sinistro, là in fondo è a mezz’asta… “lei segue tutto?”… “beh, proprio tutto, no…”

Allora, perché alza quel braccio a metà? Cosa vuoi dimostrare? Che dobbiamo collocarla tra i simpatizzanti e che col tempo il suo braccio si stenderà, come d’incanto, in un saluto romano? Lei, noi, tutti fieri alzeremo la mano perché avremo preso coscienza e saremo consapevoli che avremo distrutto il mondo e il suo futuro. Che utopia, cari lettori.

Eppure, c’è chi continua a battersi per far capire che le materie rinnovabili devono sostituire la plastica, come il bamboo, per esempio: sì, quello che mangiano i panda giganti. Con quello si fanno contenitori ecologici e riciclabili: ecostostenibili. La cosa mi fa tenerezza e mi è simpatica anche l’immagine del grosso panda che sgranocchia le foglie di bamboo.

Ma lo sapevate?  Esiste, tra le tante, un’associazione europea di produttori di cartone (*) che ha condotto uno studio in 11 Paesi europei contattando 7.051 persone, incluse 1.005 in Italia per poter comunicare che “con la pandemia, i consumatori italiani hanno acquisito maggiore consapevolezza ambientale, mentre i giovani si dichiarano più propensi a spendere per packaging sostenibili per amore del pianeta”.

Poi la sfilza di percentuali: l’88% dei giovani italiani e inglesi, il 91% degli spagnoli, l’89% dei tedeschi. Le percentuali fanno più impressione! Ma dico, su 285 milioni di persone che costituiscono la popolazione di questi quattro Stati, tu mi intervisti 7.051 persone e parli dell’88% dei giovani italiani?

Mi imbarazza il cinquantunesimo del 7.051…poi scopro che era quello che aveva alzato il braccio a mezz’asta.
Sperando di fare cosa gradita, riporto integralmente e senza correzioni ortografiche ne’ grammaticali, quanto divulgato dall’ufficio stampa di Tony Hitchin, general manager di Pro Carton

Siamo felici, ma anche sorpresi, di vedere come i consumatori siano disposti a rimanere fedeli ai loro principi ambientali. Il cartoncino si è confermato il materiale migliore per il packaging, con meno di uno su dieci consumatori che preferisce la plastica: i risultati dell’indagine non potrebbero essere più chiari. I consumatori chiedono ai brand packaging più sostenibili, e il cartoncino lo è sia a livello economico che ambientale. Date le sue proprietà, il cartoncino è la scelta perfetta: è realizzato con risorse rinnovabili, è riciclabile e biodegradabile, non impatta sulle foreste, tant’è che quelle europee crescono quanto un’area di 1.500 campi da calcio!”

Ma voi, continuate comunque a migliorare la vostra coscienza “green” perché con i piccoli gesti possiamo salvare il pianeta.

(*) L’indagine è stata commissionata da Pro Carton e condotta da Perspectus Global, agenzia indipendente e internazionale di ricerca e insight

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