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2021: Odissea nello spazio bis? Ecco la vacanza orbitale dal futuro

Nel 1968, usciva nelle sale cinematografiche il colossal di fantascienza “2001: odissea nello spazio”, scritto e diretto da Stanley Kubrick, dove i protagonisti viaggiavano su un oceano di stelle con la stessa naturalezza con la quale, al giorno d’oggi, voliamo da continente a continente. Precursore immaginifico di una realtà che non dovrebbe tardare molto a concretizzarsi, solo 20 anni dopo la data ipotizzata dal grande regista.

Pochi giorni fa, il 29 gennaio 2021, John Blincow, fondatore di The Gateway Foundation (2012), ha annunciato al mondo, attraverso la sua OAC, Orbital Assembly Corporation che nel 2025 inizieranno i lavori di assemblaggio della Voyager Station, all’interno della quale ci sarà posto per un hotel di 24 moduli abitativi, larghi 20 e lunghi 12 metri. Questo albergo spaziale offrirà tutti i servizi necessari ad affrontare una vacanza imprevedibile la cui importanza esperienziale sarà insita più nel viaggio che nella meta.

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L’inquietante somiglianza della Voyager Station con quella di 2001 Odissea nello Spazio

Al momento, non è dato sapere quanto potrebbe costare e quanto tempo possa durare questa improbabile, quanto immaginaria, vacanza; certo è che sarà riservata solo ai super ricchi di temerario spirito e coraggio da vendere. Mi chiedo quali possano e debbano essere i servizi che intratterranno questi ipotetici viaggiatori durante le loro giornate nello spazio: ristorante, bar, palestra, centro benessere e perfino un cinema.

Aiutato dalle costrizioni ex covid-19, fantastico e mi chiedo quali potrebbero essere i miei stati d’animo durante un viaggio come questo.Cosa potrebbe spingermi ad intraprendere questa sorta di pellegrinaggio circolare nella smisurata immensità del Cosmo, relegato in una, seppur spaziale, camera d’albergo?

Signor Del Zotto ?”  potrebbe recitare atona e cortese una suadente voce femminile “Buonasera, la chiamo dalla Orbital Assembly Corporation e ho il piacere di comunicarle che le abbiamo riservato un’unità abitativa, per il  prossimo viaggio circolare nello spazio, sulla nostra Voyager Station”
“…”
“Signor Del Zotto, è ancora lì…?” e aggiunge “naturalmente le verrà riconosciuto un compenso…”

Ecco!: questo sarebbe il motivo che mi potrebbe spingere ad accettare, a non dormire per notti, a discutere con famigliari e amici sulla pericolosità di questa avventura e sul rischio che la gravità artificiale potrebbe avere sui miei organi interni.

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L’interno dei moduli dell’hotel orbitale Voyager Station

Rifletto: probabilmente, dopo la scarica di adrenalina delle prime ore di viaggio, la mia mente si assesterebbe ed il panorama stellare, regalatomi dai grandi oblò della mia stanza, diventerebbe monotono come quello marino che mi ha accompagnato durante una crociera transoceanica. E poi, non sono proprio il tipo che passa il tempo allenandosi in una palestra futuristica o che passa ore in una SPA, tantomeno fluttuando nell’Universo.

Mangiare, ecco: questo si! Ma poi penso ai piatti che potrebbero essere serviti in quelle condizioni e vedo uscire improbabili timballi da contenitori sterili e liquidi colorati da sacchetti di alluminio. Mi manca già il profumo del pane fresco, la fragranza di una costoletta alla milanese, la dolcezza di un risotto di gamberi freschi; non riesco ad immaginare come reagirebbe una bottiglia di champagne conservata in assenza di gravità e come reagirebbero le sue bollicine a contatto con un’aria che non c’è. E poi, penso che a volte, soffro di Jet lag e che non mi sento esattamente bene quando torno dall’America, figuriamoci tornando dall’Universo.

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La iconica assistente di volo di 2001 Odissea nello spazio

“Guardi signorina, la ringrazio ma in quelle date sarò in ferie. Andrò in Sicilia; ha presente la Sicilia? E’ la terra delle arance, è l’isola dove l’aria profuma di iodio e fichi d’India; dove si mangia bene anche quando si mangia male; è un posto dove d’estate, anche quando fa tanto caldo, di sera s’alza il vento…e stai bene…”

Tornando alla Voyager Station ed al suo hotel, ammesso che tutto questo si realizzi, io, comune mortale, assisterò da spettatore, forse con un po’ d’invidia, a questo soggettivo viaggio universale e mi sarà difficile, comprendere le intime sensazioni di chi avrà deciso di farlo e, soprattutto, il perché.