portici

UNESCO: I PORTICI DI BOLOGNA PATRIMONIO DELL’UMANITA’ ITALIANO N.59

Ci ho pensato molto, ma alla fine ho ceduto. Non potevo non celebrare il simbolo della mia città, quella particolarità che l’ha resa famosa in tutto il mondo, prima antico, poi moderno: i portici. A Bologna non serve l’ombrello, “ Tant a ien i pordic”. (tanto ci sono i portici…)

E in effetti ,dall’arcinoto e più lungo, che va da Porta Saragozza attraverso l’arco del Meloncello fin sul colle della Guardia (280 mt) dove sorge la Basilica della Beata vergine di San Luca, per 3,796 km, al più stretto in via Senzanome di soli 95 cm di larghezza o dal più largo, il quadriportico della Basilica di S. Maria dei Servi in strada Maggiore, progettato a fine trecento, al più alto, in via Altabella, afferente il palazzo arcivescovile con un loggiato che sfiora i 10 metri, i portici SONO Bologna.

E così Bologna entra fra i luoghi patrimonio dell’Umanità con la sua più bella e attraente immagine: quella dei portici. Vanno bene le Torri, i Tortellini, le Tagliatelle, ma i Portici le conferiscono una unicità che al mondo è davvero impareggiabile.

Portici
Il quadriportico dei Servi

I portici, per Bologna, sono al contempo un modello architettonico e sociale, portato avanti con coerenza nel corso dei secoli. Una specie di anello di congiunzione tra lo spazio pubblico e lo spazio privato.

Quelli menzionati nel prologo sono certo le punte di diamante che hanno sostenuto la candidatura, ma non manca la declinazione “moderna” della tradizione, come quella del quartiere periferico della Barca con “il Treno”.

Bologna è l’ultimo sito italiano, in ordine cronologico, ad essere entrato nella lista dei patrimoni tutelati dall’Unesco che sono 1154 (897 culturali, 218 naturali e 39 misti) distribuiti in 167 paesi del mondo fra i quali il nostro paese domina con  59 siti riconosciuti.

portici
Portico di via Castiglione, Liceo Galvani

Sebbene Unesco non provveda fondi per la conservazione o operazioni “pratiche” è certamente un imprimatur prestigioso per una località a sfondo turistico poter essere annoverati fra gli “eletti”. Il patrimonio culturale fa parte della memoria storica unica planetaria, la cui bellezza è certamente inseribile tra i valori irrinunciabili dell’esistenza di chi popola il pianeta. Non si tratta solo di monumenti, collezioni o siti naturali ma anche di tradizioni, espressioni orali, pratiche sociali e riti tramandati, nei secoli, dai nostri antenati.

L’Unesco protegge alcuni beni del globo inserendoli nella lista dei “siti patrimonio mondiale”.
Ma quali condizioni devono essere soddisfatte per essere “scelti”?

L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (Unesco) ha infatti l’obiettivo di promuovere la collaborazione tra i Paesi del mondo attraverso i canali dell’educazione, della scienza e della cultura. La scintilla che fece nascere questa necessità fu nel 1954 la costruzione della diga di Assuan, quando l’Egitto decise di inondare la valle del Nilo, dando origine al lago Nasser, sommergendo un gran numero di monumenti di quello che era stato, un tempo, Nubia.

portici
Il Portico di San Luca, 3.796 metri e 666…(!) archi

Unesco, preoccupata per le sorti di quel patrimonio storico, lanciò una campagna internazionale per salvare questi monumenti dall’oblio subacqueo, iniziando di fatto le pratiche per arrivare alla Convenzione sulla Protezione del Patrimonio Mondiale culturale e naturale (1972), con la conseguente istituzione della Lista del Patrimonio Mondiale.

I paesi aderenti alla Convenzione propongono la candidatura dei nuovi beni per l’iscrizione nella Lista dell’Unesco, preparando una sorta di “inventario” dei siti che si trovano nel proprio territorio e che intendono iscrivere. Ma non è facile né automatico: l’iter dura parecchio poiché, prima di avere il placet, va fatto un lungo lavoro diplomatico per arrivare alla riunione annuale del Comitato Intergovernativo per il Patrimonio Mondiale, cui spetta poi la decisione finale sull’iscrizione dei siti nella Lista del Patrimonio, grazie all’ausilio di tre organi che si occupano dei siti culturali, dei siti ambientali e della conservazione e restauro del patrimonio culturale, con possibilità di successo.

portici
Il “serpentone” del Portico di San Luca in una vecchia cartolina

I beni devono rispondere ad almeno uno dei dieci criteri previsti nelle Linee Guida Operative e, per essere considerato di “eccezionale valore universale’, è necessario anche soddisfare le condizioni di integrità e autenticità, unitamente ad un adeguato sistema di tutela e gestione.
L’ultimo aggiornamento, a luglio 2021, ha visto il riconoscimento, per l’Italia, degli affreschi trecenteschi di Padova e Montecatini Terme e, appunto, dei portici di Bologna.

Bologna lavorava da anni alla candidatura, basata sul concetto che i portici rappresentano il simbolo di “uno stile di vita urbano sostenibile, in cui gli spazi religiosi e civili e le abitazioni di tutte le classi sociali sono perfettamente integrate”.

Comunque la “mia” Bologna vanta un reticolo di 62 chilometri, di cui 42 solo nel centro storico, che caratterizzano il centro città e ne fanno da sempre un segno distintivo che proprio sotto i portici che costeggiano le sue vie e le sue piazze trova – da sempre – tracce della sua identità più intima e vera. Quindi se passate da queste parti, non potete fare a meno di visitare Piazza Santo Stefano, e i vecchi portici dei palazzi patrizi, le Logge del Pavaglione, vero salotto di Bologna, E poi tutte le “radiali” che dipartono dal centro: San VItale, Saffi, Strada Maggiore, Zamboni… insomma “aviv da caminer par vadder incossa“! (ne avete da camminare per vedere tutto…

Please follow and like us: