Fino al 30 novembre 2025, in occasione della White Gallery. Temporary Art Space a Roma, Myra Bonifazi presenta la sua nuova produzione fotografica all’interno del progetto espositivo curato da Valentina Ciarallo.
La mostra, dal titolo Visioni temporanee, si inserisce in un dialogo più ampio sul paesaggio, sulla percezione e sulla mutevolezza del reale, temi centrali della ricerca dell’artista da oltre vent’anni.
Il cielo e le nuvole, protagonisti assoluti di questa nuova serie, affondano le radici in una lunga tradizione iconografica: dalle architetture d’aria di Mantegna ai vortici celesti di Tiepolo, dalle visioni romantiche alle trasfigurazioni simboliche, fino alle sublimazioni luministiche di Constable e Turner, per i quali il cielo non è più un semplice sfondo ma un territorio concettuale, un luogo emotivo.

Nel solco di questa eredità, Myra Bonifazi ha fatto del cielo un campo d’indagine privilegiato, cogliendone le metamorfosi attraverso la precisione e l’intimità dello sguardo fotografico.
Elemento cardine della sua poetica è il dialogo costante tra cielo, terra e mare, un triangolo visivo e poetico entro cui le nuvole si trasformano in protagoniste di un racconto senza fine: leggere come aquiloni, gonfie di pioggia, luminose o minacciose, diventano specchio degli stati d’animo e metafora del fluire dell’esistenza.
Come scriveva l’artista nel 1985: “Perduta ora l’illusione che gelosa un tempo custodivo dentro me, guardo da quest’angolo di terra, quel cielo lontano, proibita vanità”. Una dichiarazione che rivela quanto la dimensione celeste sia per Bonifazi insieme rifugio, enigma e luogo dell’infinito.
Affascinata fin dall’infanzia dalle vibrazioni del firmamento, l’artista trasforma oggi quello stupore primigenio in un linguaggio maturo e consapevole.
Dopo migliaia di scatti e anni di osservazione, inaugura una nuova fase di sperimentazione: decostruisce le immagini, ne isola frammenti, li riflette e li ricompone, generando un processo di astrazione che proietta la fotografia verso una dimensione contemplativa e quasi metafisica. Nascono così composizioni che hanno la forma di mandala visivi, spazi simbolici dove lo spettatore può perdersi e ritrovarsi, sospeso tra naturalezza e artificio.

Visioni temporanee si articola tra immagini macro e raffinate tavole fotografiche. Tra le opere esposte spiccano Steam, esplosione vaporosa di nubi in cieli plumbei; Gemma, un tramonto duplicato in cui un albero reale diviene figura immaginaria; Mouth in the lake, Future e Feathers, lavori in cui cielo, terra e nuvole si fondono in un’unica superficie vibrante, generando visioni al tempo stesso fantastiche e reali. Ogni immagine rivela un “originale perduto” che rimanda al mistero dell’universo, alla sua mutevolezza infinita. Una sensibilità che risuona con le parole di Luigi Ghirri: “Il desiderio d’infinito è in ognuno di noi”.

La formazione umanistica di Bonifazi e la sua lunga esperienza nelle arti visive – dalla pittura alla porcellana, fino alle prime personali degli anni Novanta – costituiscono la base di una ricerca rigorosa e mai statica. Il passaggio alla fotografia, esito naturale di questo percorso, le ha permesso di cogliere con immediatezza la luce e le variazioni del cielo, come nelle mostre MyraLeNuvole (2014), TraLeNuvole (2016) e Nuvolario (2018). Oggi l’artista approda a un linguaggio più lirico e astratto, dove l’immagine si moltiplica, si riflette e si reinventa, diventando spazio interiore.

Con Visioni temporanee, Myra Bonifazi offre dunque una nuova lettura del visibile e del non-visibile, del tempo e del non-tempo, restituendo allo spettatore l’emozione di un cielo che continua a parlare, trasformarsi e interrogare. Un invito a guardare l’alto, e forse anche noi stessi, con occhi rinnovati.
massimo terracina
