Milano

MILANO E LA SOSTENIBILITA’: UN PRIMATO CHE LA DISTINGUE NEL MONDO

Sono tante le eccellenze a Milano che contribuiscono al primato di città sostenibile. Dalla moda al beauty, dall’architettura al design, chi rende possibile tutto questo e in che modo

Si scrive “PPP” e si legge People, Planet e Prosperity. È il “modello delle 3P” (ovvero benessere sociale, ambientale ed economico) e rappresenta una delle varianti fondamentali per definire una città sostenibile, in grado, cioè, di rendere gli spazi più efficienti, vivibili e integrati tra loro. Esiste, inoltre, una classifica delle città più sostenibili al mondo e questa, modestamente, vede Milano piazzata benissimo.

Nel 2018 le ricerche della multinazionale di progettazione e consulenza ambientale Arcadis posizionavano Milano tra le prime quaranta (Londra, Stoccolma ed Edimburgo sul podio), e nel frattempo i progetti e le intenzioni si sono moltiplicati a dismisura. La sharing mobility o la riqualificazione dei quartieri sono due iniziative che tanto stanno a cuore alla nostra città. Numerosi anche gli interventi green che si susseguono uno dopo l’altro e che fanno di Milano, dunque, una città sempre più sostenibile, certamente nel mondo, ma prima ancora in Italia (qui il podio è assicurato) e in Europa.

Milano
Simone Pedrazzini

Una città perfetta? Sembrerebbe di sì. Neanche una piccola pecca? Lo abbiamo chiesto a Simone Pedrazzini, direttore di Quantis Italia, società internazionale, con sede anche a Milano, di consulenza sulle tematiche di sostenibilità ambientale.

«Sono tante le eccellenze di Milano che giustificano questa fama della città. Si svolge qui, da 10 anni, il salone della CSR – Corporate Social Responsibility e dell’innovazione sociale, riconosciuto come il principale evento in Italia dedicato alla diffusione della cultura in materia di responsabilità ambientale e sociale. Lo scorso autunno si è tenuta a Milano la Pre-COP26, dopo tre giorni di workshop e dibattiti tra i giovani di Youth4Climate. È stata l’ultima riunione ufficiale prima del vertice mondiale di Glasgow, accompagnata in città da numerosi appuntamenti del Programma All4Climate – Italy 2021, che ha promosso il 2021 come l’anno dell’Ambizione Climatica da parte del Ministero per la Transizione Ecologica. È molto interessante anche il documento di piano Milano 2030, adottato nel 2019, che traghetta la città fino al 2030 con riferimenti a un concetto ampio di sostenibilità ambientale».

A contribuire al primato di Milano città sostenibile c’è senza dubbio l’impegno di alcuni settori chiave per la città. «Sicuramente Camera Nazionale della Moda Italiana» ci risponde Pedrazzini. «Si è impegnata a ripensare il futuro della moda attraverso un percorso di sostenibilità ambientale ma anche sociale fin dal 2011, istituendo tavoli di lavoro e commissioni che nel tempo hanno redatto linee guida vincolanti, e premiando i paladini dell’innovazione sostenibile. Un processo in cui CNMI ha coinvolto l’intera filiera del Fashion nel primo paese produttore di moda e lusso al mondo, definendo la sostenibilità una fondamentale leva competitiva che permette di consolidarne la leadership. Un altro esempio è Cosmetica Italia, che rappresenta 600 imprese del Beauty, il 90% del fatturato del settore, che ha avviato il progetto Sostenibilità in Azienda, in collaborazione con GREEN – Università Bocconi. A Maggio ci sarà la prima edizione Milano Beauty Week e le categorie scelte sono proprio inclusione, emozione, innovazione e sostenibilità». 

Milano
Il Bosco Verticale

Non è da meno l’architettura, che nel capoluogo lombardo si distingue per l’attenta sensibilità nei confronti dell’ambiente. Un esempio è noto a tutti e non c’è alcun bisogno di chiedere. Luogo simbolo ammirato in tutto il mondo, spesso scenografia di set cinematografici e televisivi, il Bosco Verticale, con le sue diverse specie di piante, è un affascinante modello di edificio residenziale sostenibile in pieno centro città. Sostiene il direttore di Quantis Italia: «Il progetto dell’edificio del Bosco Verticale milanese ha ormai 10 anni. Il suo valore aggiunto ha a che fare con la riforestazione, in termini quantitativi il Bosco Verticale equivale a una superficie boschiva di circa 10.000 metri quadrati, così come con gli impatti rispetto al cambiamento climatico e alla gestione energetica: non vanno trascurati i 500 metri quadrati di pannelli solari del complesso. Non solo l’architettura, ma anche il design, quindi la progettazione per gli interni e la vita quotidiana, vive a Milano oggi un’attenzione dedicata alla sostenibilità». Qualche esempio? «Mi piace menzionare il percorso virtuoso in questo senso di Associazione per il Disegno Industriale e del premio del Compasso D’Oro, che assegna dal 1954. Se già dal 2013 ha in seno una commissione dedicata, nelle ultime due edizioni in particolare, la sostenibilità è stata oggetto di attenzione esclusiva, con linee guida improntate a modelli di sviluppi sostenibile e richiamo esplicito a People, Planet, Prosperity. ADI Design Index 2021 aveva avuto un focus sull’eco-design, ovvero un approccio progettuale che intende disegnare prodotti di lunga durata, facilmente disassemblabili, ricondizionabili e riparabili. La mostra legata alla 26esima edizione del premio era intitolata a “Mettere radici”, con un richiamo esplicito alla sostenibilità ambientale». 

La mobilità e la riqualificazione dei quartieri sono altri due cambiamenti della nostra città, forse tra i più noti. In conclusione, cos’altro ci aspetta? «Risponderei con l’idea di Città dei 15 minuti» conclude Pedrazzini, facendo riferimento al modello citato anche dal sindaco Beppe Sala in occasione della sua ultima campagna elettorale. «Un modello francese che vuole leggere il territorio in spazi strategicamente, ecologicamente e strutturalmente vicini, che nello spazio-tempo di 15 minuti vedano a disposizione numerosi servizi, in modo da ridurre l’uso delle automobili tra quartieri e i conseguenti traffico e inquinamento, portando idealmente a zero il gap tra il centro e la periferia. Questo modello integra, superandolo, a mio parere, sia il concetto di mobilità sostenibile sia quello di riqualificazione. Non ultima, la rigenerazione. È un metodo collaborativo, poiché i progetti di rigenerazione urbana nascono principalmente per iniziativa pubblica ma richiedono la partecipazione di soggetti privati e del Terzo Settore, che cooperano per rendere la città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, resilienti e sostenibili».

Un metodo aperto con al cuore il modello dell’economia rigenerativa, dalla lotta al cambiamento climatico nella direzione del perseguimento della felicità e del benessere individuali e collettivi. 

photo credit: @Gattotere-Unsplash

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