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MODA MILANO: I NUOVI TALENTI E QUANTO LA CITTA’ CREDE IN LORO

Con il ritorno della Fashion Week in presenza Milano si è confermata la capitale della moda, ma sono tante le difficoltà per chi sceglie la nostra città e vuole inseguire il sogno di lavorare nella moda

Si è ormai conclusa la Milano Fashion Week, una settimana che in questo caso si è accavallata con i festeggiamenti di Carnevale (coincidenze?) e che, battute a parte, ha segnato un piacevolissimo ritorno al passato. Dopo l’ultimo difficile periodo, a causa dell’emergenza sanitaria, si è visto infatti di nuovo il via vai impazzito per le strade del centro che anima ogni settimana della moda che si rispetti.

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Milano:photo @Pierre-Antona-Unsplash

Assembramenti consapevoli di fotografi all’uscita degli showroom, fashionisti che affollano zona Tortona o il quadrilatero della moda con quegli outfit forse incomprensibili ma che faranno tendenza, fan che corrono all’incontro del protagonista della serie Netflix per un selfie con la mascherina. Armani, Dolce&Gabbana, Versace e così via, quelle che una volta si sarebbero definite “grandi firme” sono tornate protagoniste e per una settimana intera non si è parlato d’altro.

Proprio da questo nasce una riflessione: Milano è la “città della moda”, così com’è conosciuta da sempre nel mondo (la risposta è sì, ma la domanda continua) ma è una città della moda per tutti?
Dove sono (o chi sono) i giovani talenti che sognano Milano per riuscire a sfondare nell’affascinante e complicatissimo fashion system? In altre parole: nell’iconica Milano c’è spazio per tutti?

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Photo credit @Clem Onojeghuo on Unsplash

«Dopo due anni che ci hanno tenuto lontani dalle passerelle finalmente Milano torna a brillare con i suoi 169 appuntamenti, sfilate, presentazioni, eventi. Sembra di vedere la luce alla fine del tunnel. È stata una settimana molto intensa che ha visto il ritorno in calendario di Bottega Veneta, Diesel, Gucci, Trussardi» ci racconta Nicola Ievola, giovane direttore responsabile di Virtus Magazine, un contenitore di informazioni edito da Accademia del Lusso sul mondo della moda, incentrato sul lavoro di giovani studenti e che vuole promuovere la visione dei talenti emergenti.

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Nicola Ievola

«Bisogna aggiungere però che questa in particolare è stata un’edizione speciale proprio perché ha dato grande supporto ai talenti emergenti. La grande capacità di Milano è quella di reinventarsi ed è quello che accaduto anche nella moda, soprattutto se pensiamo che durante il periodo di pandemia sono nati nuovi brand che sono linfa vitale per il Made in Italy e che saranno i brand del futuro. Per citarne alcuni ci sono CHB di Christiano Boaro, Alessandro Vigilante, AC9, Ambush, Andreadamo e molti altri». Appurato che i giovani talenti ci sono, rimane il fatto che affermarsi, qui, non è facile.
A Milano regnano Re Giorgio (non il terzino juventino…) e altri nomi più noti, che fanno certo più notizia degli altri.
«Farsi notare in questa città diventa sempre più difficile, in molti dicono di avere qualcosa da dire ma realmente sono poi pochi quelli validi che con la loro arte lasciano un segno» continua Ievola.

E ancora: «Uno dei grandi problemi di Milano è quello di dire di essere pronti a sostenere i talenti emergenti, che siano stilisti, stylist o creativi del settore dell’editoria, poi però ci si trova di fronte a un sistema ancora vecchio, che si piega alle regole del mercato mainstream. Per cui avrà sempre la precedenza chi ha grandi budget da investire in pubblicità o da dedicare alla comunicazione e il lavoro degli emergenti del settore viene osteggiato».

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photo credit @Armen Aydinyan on Unsplash

In altre parole, solo se sei grande ti si aprono tutte le porte. «Si sollevano problemi di posizionamento, di fiducia nel nuovo, certi pr restano legati all’idea del nome per cui è vero, se sei già qualcuno ti si aprono le porte, viceversa c’è anche chi è pronto a sbatterti la porta in faccia per poi ritrattare nel momento in cui hai successo. È questo il grande problema di Milano, che non crede totalmente nel nuovo. A volte bisognerebbe fidarsi di più e staccarsi da certe regole di mercato. Non dico che non bisogna fare selezione, ma bisognerebbe farla dopo un’attenta analisi. Poi per fortuna ci sono persone aperte e che invece sostengono gli emergenti e non lo fanno solo a parole ma con i fatti, in un certo senso mi auspico che questo sia il futuro, una città più aperta verso il nuovo».

Un segnale c’è stato con questa ultima Fashion Week, ma perché per realizzare il sogno si deve a tutti costi venire qui? «La nostra è una città in continua evoluzione, proprio come lo è il mondo della moda. Sarebbe assurdo pensare che sia quella di dieci anni fa, Milano deve adeguarsi ai tempi che viviamo, come fa la moda che oggi diventa inclusiva e ha mutato anche il concetto di bellezza. Per realizzarsi nella moda è necessario essere qui perché Milano è il fulcro della moda, la maggior parte di press office, testate giornalistiche di settore, showroom sono in città. Offre tanto anche dal punto culturale e di network, che è di estrema importanza per chi vuole operare in questo settore. Ti riempie sempre dei nuovi stimoli».

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Milan l’è semper un gran Milan!

Sì, ma quanto è difficile. «Lavorare nella moda rappresenta un sogno per molti, e in pochi ci riescono» conclude Nicola. «Ancora esiste lo stigma secondo cui lavorare nella moda significhi andare a feste, vestirsi con gli ultimi abiti di tendenza, Il Diavolo veste Prada. Molto spesso si pensa che sia un mondo futile e di personaggi superficiali, ma in molti sottovalutano che c’è una grande quantità di persone e di sacrifici. Per lavorare in questo settore non ci si può improvvisare. Bisogna studiare, fare esperienza, creare una propria identità.

La creatività è importante e va alimentata costantemente, bisogna sempre restare aggiornati e vedere in che direzione va il mondo, lasciarsi contaminare da più discipline, come l’arte o la musica. Alla creatività va aggiunta la competenza, che si acquisisce con lo studio e l’esperienza. Elementi fondamentali per riuscire a farsi spazio anche in questa città».

photo credit: immagine di cover @Szymon-Fischer-Unsplash

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