Lucia Marcucci
Poesia

POESIE E NO: AL MUSEION PASSAGE DI BOLZANO LE OPERE DI LUCIA MARCUCCI

Bolzano prosegue il proprio connubio con l’arte: dal 9 giugno al 13 settembre una nuova esposizione al museo d’arte moderna, Museion, dedicata a una delle maggiori esponenti italiane della Poesia Visiva, in occasione del suo novantesimo compleanno, celebrerà Lucia Marcucci.

Lucia Marcucci: da Firenze la poesia visiva

Lucia Marcucci

Lucia Marcucci, classe 1933, di Firenze, dove vive e lavora, dopo gli studi artistici si occupa di poesia visiva fin dal 1963, anno in cui elabora il suo primo poema tecnologico, L’indiscrezione è forte. Espone, dall’anno successivo, con il Gruppo ’70 insieme a Eugenio Miccini, Luciano Ori, Lamberto Pignotti, Antonio Bueno e in seguito Ketty La Rocca e partecipa attivamente alle varie manifestazioni del gruppo: festival, esposizioni e varie attività performative.

Tra queste anche Poesie e no, prima al Centro Artistico Il Grattacielo di Livorno e poi al festival del Gruppo 63 a Palermo, gli interventi alla Libreria Feltrinelli a Firenze e in altre città italiane ed estere.
Cosciente della continua mutazione del linguaggio e della sua ambiguità, nel corso degli anni Sessanta, Lucia Marcucci realizza dei collage con parole e immagini prese dal mondo della comunicazione di massa per denunciare la condizione femminile nella società contemporanea e la mercificazione della sua immagine. Questa spinta ideologica la porta a comporre poesie visive provocatorie e dissacranti, cariche di ironia, dove spesso i messaggi vengono tratti dalla terminologia dei baloons dei fumetti.

Lucia Marcucci
Passione e miliardi

Nel 1965 lascia Livorno, dove si era trasferita dal 1955, per tornare definitivamente a Firenze, per insegnare anche Progettazione e Storia dell’ Arte. Dopo la partecipazione alla mostra Poesia Visiva presso la Galleria Guida di Napoli (1965), sviluppa ulteriormente la sua ricerca nell’ambito della poesia visiva, della cinepoesia ( come ad esempio il film-collage Volerà nel ’70 ), della poesia come spettacolo e della poesia come manifesto e come happening.

Risale agli inizi degli anni sessanta la creazione dei primi collages, pubblicati dalla casa editrice Sampietro di Bologna; il doppio codice verbo-visivo è da lei utilizzato secondo una coesione tra parola ed immagine dal risultato provocatorio e dissacrante, spesso sottolineato da messaggi spregiudicati, che costituiscono una versione originale dalle linee programmatiche del Gruppo 70, nato a Firenze negli Anni Sessant.

Lucia Marcucci

La parola diventa, così, un oggetto a sé che rivendica una propria autonomia nel mondo dei frenetici ed emergenti sistemi di comunicazione. La relazione tra immagini e parole porta alla creazione delle poesie visive, atto concreto delle sperimentazioni linguistiche promosse dal Gruppo 70. Nelle opere di Lucia Marcucci si mescolano slogan estrapolati dai media del tempo e immagini gestuali composte in collage che determinano un potente impatto evocativo. Un approccio con cui l’artista riscrive la realtà attraverso una denuncia che spazia dal ruolo delle donne, in netta opposizione a una società di stampo patriarcale, alla rivendicazione di libertà e pace, evidenziando i controsensi delle guerre.

Nata come alternativa “alla condizione presente della cultura“, sulla spinta di una forte componente ideologica, la poesia visiva della Marcucci, diventa un’espressione segnata da una carica ironica e metaforica, spesso imbevuta da una determinante esigenza di trasgressione.

Le opere di Lucia Marcucci parlano dell’Italia del secondo dopoguerra, caratterizzata dal boom economico, un riassetto sociale e politico, e, verso la fine degli anni Sessanta, anche da contestazioni studentesche e da movimenti femministi. In questo clima, molti artisti e artiste scelgono di esprimersi secondo mezzi non convenzionali, con nuove tecniche e puntando sull’interdisciplinarità.

Lucia Marcucci
Motozappa

Il titolo della mostra, Poesie e no, deriva dalla poesia-spettacolo presentata nel 1963 su invito di Lucia Marcucci, con la regia di Enrico Sirello, e che ebbe negli anni successivi diverse presentazioni e la partecipazione dell’artista stessa.
Il titolo, come tutta la mostra, vuole sottolineare come la pratica artistica sia sempre stata caratterizzata dall’incontro tra cultura “alta” e cultura “bassa”, tra linguaggio letterario e quotidiano espresso attraverso i mezzi di comunicazione di massa: un connubio tra testo e immagine, pittura e collage, tragicità e ironia.

Il collage visivo e sonoro della prima rappresentazione di Poesie e no appare da un lato come un innesto della ricerca sul linguaggio con la tradizione dada e futurista, attuata dal Gruppo 70 e dall’altro come un’espressione dell’approccio non lineare dell’artista all’arte.
L’esplorazione della parola nelle sue diverse declinazioni parte da un atteggiamento critico e contestatore, ma sempre ironico e libero. Queste caratteristiche hanno ispirato anche il display della mostra, curato dallo studio grafico Bruno di Venezia.

Le opere provengono dal Mart, dalla collezione privata dell’artista, e soprattutto dall’Archivio di Nuova Scrittura parte della collezione museale. Il focus che Museion desidera dedicarle si inserisce infatti all’interno di una costante ricerca che il museo dedica alla valorizzazione della propria collezione, ai suoi protagonisti, evidenziandone di volta in volta la contemporaneità delle ricerche e le diverse connessioni artistiche e interdisciplinari.

Lucia Marcucci

Al Piccolo Museion si collocano invece, in una parentesi temporale più vicina ai giorni nostri, le immagini iconiche della storia dell’arte, come per esempio la Venere di Botticelli o la Mona Lisa di Leonardo, stampate su grandi tele arricchite da interventi pittorici che giocano con queste immagini, ampliando la loro espropriazione da parte della cultura di massa.
L’esposizione di Museion si completa con la mostra L’Offesa presso ar/ge kunst, Bozen/Bolzano, curata da Francesca Verga e Zasha Colah.

Le due personali gravitano intorno all’esperienza che ha dato vita all’happening di Poesie e no. Il collage di segni visivi e linguistici che caratterizza questa serie di performance permette alle due istituzioni di sviluppare filoni complementari: da una parte l’indagine sul linguaggio a partire dalla critica alla società dei consumi che trova spazio a Museion, dall’altra la presenza del verbo e corpo nella militanza, attraverso una lettura attuata anche da voci contemporanee nella mostra ad ar/ge kunst.

Un’ottima occasione per omaggiare questa artista e visitare Bolzano!

Share via