Transart Festival
La casa Piccola

TRANSART FESTIVAL 2023: A BOLZANO UN VIAGGIO NEGLI SPAZI SCENOGRAFICI DELLA FONDAZIONE ANTONIO DALLE NOGARE

Per ospitare l’evento del Transart Festival 2023 Bolzano sceglie un edificio particolare, dove arte e architettura si compongono dando vita ad un luogo suggestivo. La posizione geografica, il particolare contesto naturale uniti alla scelta dei materiali e all’intervento di artisti internazionali, lo rendono unico: la Fondazione Antonio Dalle Nogare.

La data fissata è il 15 settembre 2023 alle ore 20.00; lo spettacolo intitolato “A Journey into Monstrous Spaces” sarà un viaggio che attraversa le profondità dello spazio, anzi, degli spazi, oltre che del tempo, anzi, dei tempi. Lo spazio materico, fisico, quello del corpo del danzatore e coreografo Carlo Massari nel suo trittico di metamorfosi. Lo spazio metaforico, quello della profondità dell’animo umano, che l’autrice Madame Nielsen porta alla luce con una reading performance con accompagnamento musicale del quartetto d’archi Halvcirkel.

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Antonio Dalle Nogare

Infine, lo spazio espositivo che si riempie di musica con l’opera 1416m³ di David Lamelas, composta da Gavin Gamboa ed eseguita dal vivo da un quartetto d’archi e un baritono. Un evento da non perdere in un luogo decisamente inusuale: la Fondazione Antonio Dalle Nogare, luogo di incontro per chiunque sia interessato al “contemporaneo”.

Il progetto è dell’architetto Walter Angonese che, affiancato dal collega Andrea Marastoni, concretizza l’idea del committente. La scelta condivisa è di dar vita ad un edificio in cui la dimensione museale e quella domestica possano convivere, in modo che i visitatori si sentano benvenuti. Si scava nella roccia per far spazio alle superfici che diventeranno le sale espositive, gli uffici e la biblioteca, insieme alle stanze ad uso privato. Il porfido estratto dalla montagna viene macinato, lavorato in modo che ritorni, modificato, nella sua sede originaria, sotto forma di calcestruzzo.

Tombak, legno di rovere grezzo e ampie vetrate completano l’edificio assegnandogli un carattere contemporaneo ma caldo al tempo stesso. Le sale espositive sono concepite come grandi open space, in cui opere d’arte di qualsiasi forma e dimensione trovano il giusto spazio per respirare. Alla sua edificazione partecipano artisti chiamati a realizzare opere site-specific, come gli americani Robert Barry,  che progetta un enorme lettering per le vetrate della biblioteca, e Dan Graham, che disegna un grande padiglione che trova collocazione nel giardino della Fondazione.

Con l’occasione, la Fondazione offre una visita guidata gratuita alla mostra David Lamelas “I Have to Think About It”, la prima mostra retrospettiva in un’istituzione italiana dell’artista argentino David Lamelas (Buenos Aires, 1946). Autore di una delle più affascinanti ricerche artistiche di matrice concettuale emerse alla fine degli anni’60, nella pratica di Lamelas si articolano installazione, scultura, disegno, fotografia, film, video, opere sonore e testuali che raccontano i contesti e le condizioni che definiscono le nostre percezioni e cognizioni. Un’arte fatta, spesso, quasi di nulla.

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La casa

La mostra, che chiuderà il 24 febbraio 2024 a cura di Andrea Viliani con Eva Brioschi,  si sviluppa spazialmente su tutti i piani della Fondazione e si estende temporalmente sull’arco di più mesi in cui, assumendo configurazioni diverse e attivando parallelamente anche un confronto con una selezione delle opere della collezione, saranno presentate alcune tra le più importanti opere storiche dell’artista insieme a nuove produzioni e a un programma di eventi dal vivo.

Il Transart Festival offre molto di più: dal 14 al 28 settembre sono numerose le manifestazioni che si succederanno. Il 13 settembre alle ore  21.00 sarà una grande festa ad aprire ed inaugurare il Festival all’Oasi Transart di Bolzano,  per poi proseguire il 14 con l’esposizione della splendida architettura gonfiabile  dell’architetto Hans-Walter Müller. Mentre altri costruiscono a partire da pareti solide e dalle leggi della gravità, Müller fa decollare verso l’alto le sue strutture leggere come piume, fatte di fogli di plastica trasparenti o dai colori vivaci. Il 15 settembre saranno ragazzi e bambini a sperimentare il Music Van: un furgoncino elettrico carico di canne d’organo, sintetizzatori, palloncini, armoniche, cuffie, microfoni, pompe da bicicletta, sensori e tanto altro ancora .

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È il  laboratorio sonoro mobile del Kids Culture Festival, dove sperimentare insoliti generatori di suono, giocare con strumenti analogici e digitali o partecipare a una passeggiata audio e registrare suoni nell‘ambiente.

Il 20 settembre sarà l’artista Ali Nikrang, ricercatore e artista multidisciplinare nel campo della musica e dell’intelligenza artificiale (IA)a presentare “AI, music and creativity Ali Nikrang in conversation”. Negli anni ha lavorato a numerosi progetti che combinano Intelligenza Artificiale e musica, dimostrando il potenziale creativo dei moderni sistemi di IA per scopi musicali. È creatore dello strumento di ricerca “Ricercar”, un sistema di composizione musicale basato sull’IA che può essere utilizzato per comporre musica classica.

Il 21 settembre il concerto Pianographique – Music and Images by Humans and Machines riunisce due recenti progetti di ricerca di Ars Electronica dedicati alla fusione creativa di musica strumentale e tecnologie digitali. Il concerto inizia con opere composte dall’intelligenza artificiale di Ali Nikrang, che le arrangia per vari ensemble, come un pianoforte suonato dal computer e un quartetto d’archi.

Nella seconda parte, Maki Namekawa dà vita con una sensibilità virtuosistica unica alla musica creata dall’umano. Entrambe le parti sono accompagnate da immagini create insieme da uomo e macchina. Sono di Florian Berger e Cori O’Lan le visualizzazioni che in tempo reale reagiscono alla musica e arricchiscono la serata con una coinvolgente dimensione visiva.

Per finire il 28 settembre sarà la volta dello spettacolo Monkey off My Back or the Cat’s Meow: la sfilata di moda è solo la facciata esterna di una moltitudine di temi che vengono sviluppati sotto la superficie. Tra sottili coreografie e pose teatrali, emergono riflessioni sulla storia e sul presente: i diversi corpi sono inscritti in narrazioni che vanno oltre le biografie personali. Nei corpi vulnerabili, che sono sempre in relazioni con i costumi accuratamente pensati, si raccontano storie di potere e disuguaglianza, ma anche di fiducia nel cambiamento e nella possibilità di una comunità umana.

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