VASCO A TORINO

VASCO A TORINO: L’OLIMPICO AI SUOI PIEDI

Vasco arriva a Torino. L’Olimpico lo attendeva da troppo tempo. Lungo il viale che costeggia lo Stadio, già da domenica, tende, roulotte, sacchi a pelo, ogni mezzo utile per dormire o ripararsi avevano cominciato ad annunciare l’arrivo del Kom. 5 giorni di attesa. 

Poi i cancelli si aprono, i braccialetti fanno passare chi ha diritto al Pit, comincia il rito della corsa sotto al palco. E finalmente, Lo Stadio Olimpico di Torino ha visto in scena l’attesissimo ultimo live 2022 del Komandante.

Già dopo pochi minuti dall’apertura dei tornelli, il colpo d’occhio entrando nello stadio è impressionante. I fans sono già in posizione un po’ dappertutto. Chi ha saputo conquistare le prime file, chi ha cercato più spazio per vedere l’immensa folla che osannerà Vasco per più di due ore cantando tutte le canzoni.

E il concerto non delude. La scena impatta: il palco è enorme, il suono perfetto, il light design di grande rilievo, i ledwall piazzati sapientemente e Vasco in forma smagliante.

La scaletta, come si immaginava è stata ricca; il Kom ha eseguito molti dei brani che compongono il suo ultimo lavoro, Siamo qui, ma non sono mancate le perle del passato, ovvero molti brani degli anni ‘80 che addirittura non erano mai stati portati live o comunque non eseguiti da tempo, come ad esempio Amore aiuto, del 1982.

Durante lo show il Kom ha lasciato il giusto spazio alla sua band, composta da Stef Burns (chitarra), Vince Pastano (chitarra, cori, direttore musicale), Andrea Torresani (basso) e Alberto Rocchetti (tastiere, piano, cori). E ancora Frank Nemola (cori, tastiere, programmazione), Beatrice Antolini (cori, percussioni, piano) e Matt Laug (batteria). Ed è proprio la band che si prende un momento speciale verso la fine, eseguendo un brano che è partito in forma autorale con Beatrice Antolini, e ha cambiato molti suoni, arrivando ad avere un vago sapore “pinkfloydiano” sulla chitarra di Burns.

Ma tutto il concerto è stato interessante. Gli arrangiamenti in certi momenti hanno sfidato il funky grazie all’innovativo trio di fiati, una presenza non di corollario ma significativa, che non si è limitata a fare da contorno allo show, ma ha regalato gusto e verve.

 A fine serata, il grande live non ha disatteso le aspettative; tutti gli elementi chiave si sono incastrati alla perfezione: le canzoni, le luci, la tecnologia, gli arrangiamenti, tutto è stato perfetto. Sin dalle prime note si è percepito in tutto lo Stadio l’affetto del pubblico nei confronti del Komandante, il quale ovviamente non si è risparmiato nel ricambiarlo.

Quello di Vasco è stato un concerto all’insegna del rock, dove è stato bello vedere la gente ridere, piangere, emozionarsi e soprattutto cantare a squarciagola ogni singolo brano. Oltre due ore di buona musica e spensieratezza in compagnia del proprio idolo.

Ospite d’eccezione, nel pit, Alessandro Del Piero con indosso rigorosamente una t-shirt in omaggio del grande Vasco.

La fotogallery della serata è di Renata Roattino@jhonninaphoto

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